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Iraqi forces attack Camp Ashraf

Ora, mentre a parole il governo iracheno dichiara di volere trasferire i residenti di Ashraf in un altro campo, in realtà intende deportarli in una prigione. A questo punto ci chiediamo quale sia la relazione tra la sovranità irachena ed i maltrattamenti inflitti ai residenti. Nessuna, ovviamente. Allora ci chiediamo: perché il governo iracheno ogni giorno inventa una scusa che di fatto limita i residenti di Ashraf e calpesta i loro diritti? La risposta è ovvia: il governo iracheno ha intenzione di rendere impossibile la vita ai residenti in modo che questi si arrendano alla dittatura iraniana. Mette a disposizione dei residenti solo una parte esigua del campo Liberty per creare la netta sensazione che, quando verranno trasferiti, andranno in una prigione. Come se non bastasse, innalza massicce e alte mura intorno allo spazio delimitato, per intensificare la sensazione di segregazione. Il governo iracheno vuole assicurasi di premere a sufficienza sui residenti di Ashraf. Fa stazionare la sua polizia all’interno del campo in modo da impedire qualsiasi libera autonomia dei residenti.

Il governo iracheno sostanzialmente vuole dimostrare al governo di Tehran che sa fare bene il proprio lavoro. Non consente ai residenti di Ashraf il diritto di portare con sé i propri beni e veicoli acquistati con il loro denaro, senza motivarne il divieto. Il trasloco del patrimonio privato dei residenti di Ashraf forse lede la sovranità irachena? Il governo iracheno non permette che gli esperti di Ashraf visitino il campo Liberty, anche solo per poche ore, per valutare la situazione, e anche in questo caso ovviamente non ne motiva il perché. Il primo ministro iracheno annuncia che è stato emanato un mandato di cattura contro 121 residenti del campo, costruito ad arte per soddisfare i mullà di Teheran, e per incutere paura e vendicarsi della resistenza dei residenti.

Tutti noi però conosciamo il coraggio e la tenacia dei residenti di Ashraf:  certamente non si spaventano. Lo hanno dimostrato nelle precedenti terribili vicende di fronte alle ritorsioni e alle restrizioni. Invece è palese che dietro al trasferimento si cela la nefasta e ostinata sopraffazione del governo iracheno contro i residenti e la resistenza iraniana.

Noi, in Italia, abbiamo intrapreso una politica di fermezza contro le assurde prepotenze di al-Maliki e abbiamo sostenuto vivamente i residenti di Ashraf e continueremo a farlo anche in futuro. Il nostro governo, dopo tre mesi dal sanguinario attacco dell’8 aprile, ha deciso di accogliere i feriti di Ashraf per farli curare in Italia. Il Comitato italiano di parlamentari e cittadini per l’Iran libero, che ha il sostegno della maggioranza del Parlamento italiano, è molto attivo sulla questione di Ashraf.

Il Comitato porterà direttamente, anche attraverso il governo italiano, le proprie richieste e proposte sulla drammatica questione al Commissariato dell’ONU, nella speranza che si attivi per ripudiare fermamente il trasferimento dei residenti di Ashraf al campo Liberty e per dare inizio al processo della definizione dello statuto di rifugiato dei residenti di Ashraf, previsto delle norme della legge internazionale, cosa ancora avvenuta per vaghi ed fumosi motivi addotti dal governo di Baghdad.

Noi, fino al raggiungimento delle nostre richieste, proseguiremo nel nostro lavoro e non ci fermeremo.

Il Comitato parlamentare per l’Iran libero sostiene l’appello del presidente Rajavi di far intervenire il Consiglio di Sicurezza dell’ONU affinché il Campo Liberty sia davvero un campo della libertà, così come recita il nome, e non diventi un campo di prigionia e di concentramento, che ci riporta alla memoria drammatiche pagine della nostra storia.

 

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